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HomePoliticaAttentato a Ranucci, Lavitola confessa al Gip: “Sono io il mandante”

Attentato a Ranucci, Lavitola confessa al Gip: “Sono io il mandante”

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ROMA – Per la prima volta ha deciso di parlare e ha ammesso che sì, è stato lui il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci. Valter Lavitola, imprenditore-faccendiere-amico del conduttore di Report ha così confermato le ipotesi della Procura di Roma che stanno indagato sulla bomba esplosa il 16 ottobre scorso davanti alla casa del giornalista Rai a Pomezia.  

DALL’ARRESTO ALLA CONFESSIONE

L’interrogatorio di oggi segue la misura cautelare che lo ha portato in carcere a Rebibbia. Ed è proprio lì che l’imprenditore, dopo cinque ore di confronto con il Gip, ha confessato, scegliendo una strada completamente diversa da quella tenuta fino ad oggi. Infatti, dopo la perquisizione che lo ha riguardato lo scorso luglio, aveva respinto ogni accusa definendosi “sconcertato” dall’ipotesi di aver organizzato l’attentato contro il giornalista.

“L’HO FATTO PER PROTEGGERE SIGFRIDO”

Oggi invece ha ammesso di essere il mandante e ne ha dato anche una motivazione: “L’ho fatto per proteggere Sigfrido. Così ha ottenuto una scorta più forte per proteggerlo da eventuali attentati”. Queste in estrema sintesi sono le dichiarazioni dell’imprenditore al pm Edoardo De Santis, riferite dal suo legale Sergio Cola ai cronisti all termine di un interrogatorio fiume iniziato alle 12 nel carcere di Rebibbia e finito alle 17.30. “Dice di averlo fatto per tutelare la incolumità di Ranucci, che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo, e fargli innalzare la scorta“, ha riferito il legale Cola.

IL LEGALE DI LAVITOLA: “NO COMMENT SU EVENTUALE CONSAPEVOLEZZA DI RANUCCI”

Un atto “indubbiamente delittuoso” che però, aggiunge l’avvocato di Lavitola, secondo il suo assistito è stato compiuto “per il bene di Ranucci, perché era oggetto di attentati”. E in effetti, “dopo l’attentato la scorta è stata raddoppiata”. Alla domanda dei cronisti sulla possibile consapevolezza da parte di Ranucci del piano di Lavitola, il legale si è poi trincerato dietro un ‘no comment’.

L’ammissione arriva mentre le indagini proseguono attraverso l’esame del materiale sequestrato, tra cui telefoni e computer, alla ricerca di ulteriori elementi utili per chiarire il movente e la ricostruzione dei fatti. In parallelo, anche i vertici Rai valutano gli sviluppi dell’inchiesta, in particolare Comitato etico e amministratore delegato dell’azienda, chiamati a valutare il destino del conduttore di Report e della nota trasmissione.
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