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Cuchel (commercialisti): “Riforma ordinamento sia più coraggiosa”

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Il presidente dell’Anc ha illustrato il documento riassuntivo evidenziando le priorità della categoria

ROMA “Riprendono in Commissione Giustizia alla Camera i lavori sulla riforma dell’ordinamento professionale dei commercialisti. Ci auguriamo che vi sia ancora spazio per apportare modifiche al testo, considerato che gli emendamenti diretti a migliorarlo e a rendere la professione più attrattiva per le nuove generazioni sono stati ritirati o respinti. Si tratta, invece, di interventi indispensabili per restituire centralità alla nostra categoria.

La riforma è necessaria, ma deve essere capace di guardare al futuro. Tra le priorità figurano una chiara delimitazione delle responsabilità, maggiori garanzie sull’equo compenso e il riconoscimento di tutele ed esclusive che definiscano con precisione il perimetro professionale.

Abbiamo consegnato alla politica un documento di sintesi con le nostre proposte e auspichiamo che venga valutato con attenzione, affinché questa importante occasione di rinnovamento non si trasformi in un fallimento”.

Lo ha dichiarato Marco Cuchel, presidente dell’Associazione nazionale commercialisti, nel corso dell’incontro pubblico sul tema “Dalla riforma dell’ordinamento al futuro della professione di commercialista”, promosso dall’Associazione nazionale commercialisti, che si è svolto nella sala Capranichetta dell’hotel Nazionale di Roma.

Sul fronte della maggioranza Daniela Dondi, deputata di Fratelli d’Italia ha sottolineato che “la riforma professionale dei commercialisti e degli esperti contabili sarà discussa a Montecitorio la prossima settimana. È una riforma organica che tiene conto dell’evoluzione della professione stessa.

Tra le priorità quella dell’anticipazione dell’accesso per cui i 18 mesi di tirocinio potranno essere svolti nel corso dell’ultimo biennio della laurea magistrale e poi incentivi per la digitalizzazione, semplificazioni e chiarimenti sulle attività esclusive della professione, il reinserimento della possibilità di svolgere attività giuslavoristica”.

Auspica modifiche necessarie il senatore Antonio Misiani (Partito Democratico): “E’ una riforma attesa da molti anni. Dovrebbe essere una occasione per aggiornare regole e dare risposte alle problematiche di una professione importante che è cerniera tra contribuenti e pubblica amministrazione.

I commercialisti sono in sofferenza. Tra crisi vocazionale e difficoltà dei giovani professionisti e il testo che sta venendo fuori rischia di essere un po’ debole su questi punti. Speriamo di avere la possibilità in sede di discussione parlamentare di inserire le proposte che arrivano dall’Anc e dai commercialisti italiani”.

Secondo Andrea De Bertoldi (Lega) “la priorità sarà sicuramente quella di dover controllare i decreti delegati. Questa legge doveva arrivare soprattutto dopo i profondi cambiamenti della professione. Noto che finalmente è stata formalizzata la consulenza del lavoro tra le funzioni dei dottori commercialisti. Cosa che era già in re ipsa ma non era formalizzata. Il governo ha fatto bene a inserirla per togliere ogni forma di dubbio”.

A evidenziare l’impegno del Parlamento è Chiara Tenerini (Forza Italia): “La riforma approda in aula e ci sarà la possibilità di portare a casa un risultato atteso da anni. Il testo è stato leggermente modificato ma è stato fatto un gran lavoro parlamentare. È stato introdotto l’ambito giuslavoristico, la questione dell’equo compenso e altri temi importanti che l’Anc ha posto come priorità.

Ci sono questioni che meritano ulteriori approfondimenti come gli ordini territoriali e le specializzazioni. Ma la proposta subirà integrazioni dall’Aula e ci sono termini di apertura prima dei decreti attuativi”.

Guarda lontano Giulio Centemero (Lega): “Dobbiamo guardare alla professione del futuro. Come categoria ci siamo rimasti un po’ indietro nel pensare come avere appeal per le nuove generazioni. Serve una scossa e per questa riforma come Lega abbiamo presentato diversi emendamenti per superare il rischio esistenziale di questa figura fondamentale per il Paese”.

Marco Natali, presidente di Confprofessioni, ha ribadito che “la ‘riforma’ fissa dei punti interessanti come le società tra professionisti, l’attenzione ai giovani, il tirocinio, la formazione che è già obbligatoria oggi ma mette l’accento sull’aspetto dell’adeguamento alle nuove tecnologie, all’intelligenza artificiale.

C’è una notevole attenzione del legislatore a quella che è la riforma, c’è l’introduzione dell’aspetto giuslavoristico che chiarisce che anche l’attività dei commercialisti è di attività giuslavoristica, ci sono degli spunti assolutamente interessanti bisognerà vedere come verrà declinata la cosa in sé.

Noi commercialisti come gli avvocati   abbiamo delle leggi ad hoc mentre tutto il resto del mondo delle professioni vengono regolamentati in un modo unico, sarà interessante vedere lo sviluppo perché c’è collegato l’equo compenso, i rapporti con i clienti importanti ma la declinazione potrebbe essere completamente diversa”.

Secondo Mario Michelino, presidente dell’Andoc, “è importante porre l’accento sul discorso del sistema elettorale che, come è stato strutturato, non tutela la minoranza. Su questo aspetto chiediamo particolare attenzione. Gradiremmo un approfondimento sul discorso dell’approvazione dei vari bilanci del Consiglio nazionale che venisse esteso agli Ordini territoriali proprio per garantire quella collegialità che attualmente non è presente”.

Critico Domenico Posca, presidente dell’Unione Italiana Commercialisti: “Gli emendamenti che abbiamo presentato sono stati scartati per cui adesso la priorità è quella di ripresentarli in Aula per rendere questa riforma realmente innovativa. Parliamo di emendamenti che erano fondati su considerazioni di buon senso che sono rimasti intrappolati tra lotte politiche e assenza di sostegno ordinistico”.

Le conclusioni dei lavori, introdotti da Luigi Pagliuca, presidente della Cassa dei ragionieri e degli esperti contabili, sono state affidate a Loredana Lesto, consigliere nazionale dell’Anc: “L’auspicio è che la riforma riesca a imprimere un nuovo slancio alla professione.

La relazione illustrativa del DDL 2628 individua tra gli obiettivi principali il rilancio della categoria attraverso il coinvolgimento e la valorizzazione dei giovani, un risultato che, allo stato attuale, non sembra ancora pienamente raggiunto.

Se vogliamo consegnare alla professione una nuova “carta costituzionale”, destinata a durare almeno vent’anni, dobbiamo innanzitutto definire con chiarezza chi sono il commercialista e l’esperto contabile. È indispensabile riconoscere loro un’identità precisa e trasmettere un messaggio inequivocabile sul ruolo che sono chiamati a svolgere”.

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