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Disturbi dell’alimentazione, una community per aiutare

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La storia di Animenta, fondata dal Aurora Capogrossi

Milano, 25 set. (askanews) – Una community al fianco di chi soffre di disturbi dell’alimentazione. Animenta è un’associazione nata nel 2021 dall’idea di Aurora Caporossi, 25 anni, romana, con alle spalle un passato di anoressia nervosa e oggi vuole aiutare chi sta combattendo la sua stessa battaglia: ossia circa 3 milioni di persone in Italia, in gran parte adolescenti.

La community di Animenta ha più di 37mila utenti online e 300 volontari in tutta Italia. Grazie ai suoi canali di comunicazione ha supportato e accolto oltre 500 richieste di aiuto. A oggi ha ricevuto 21mila euro di donazioni con cui ha organizzato eventi divulgativi nelle scuole e reti territoriali locali di supporto. Collabora con le ASL territoriali, gli enti locali, partner specializzati nei disturbi alimentari e oltre 80 specialisti tra dietisti, psicologi ed educatori.

“Ho deciso di fondare Animenta perché ho una storia da raccontare, che mi rende vicina a chi, come me, ha sofferto o soffre oggi di disturbi alimentari. Si tratta di malattie complesse che richiedono un linguaggio specifico. Ricordo benissimo il senso di disorientamento e di incomunicabilità che viene percepito da chi sta attraversando la malattia e non sa a chi rivolgersi. Questo, insieme alla mancanza di coordinamenti territoriali nella gestione delle cure e ai costi elevati che restano a carico delle famiglie, costrette spesso a rivolgersi a specialisti privati, mi ha portato a fondare Animenta. Il progetto risponde alla necessità di adeguare la sensibilizzazione al tema ai nuovi canali di comunicazione, usati dai più giovani, per riuscire davvero a dare voce a tutte le storie. Le parole curano”, ha spiegato la fondatrice e presidente Aurora Caporossi.

Animenta è un progetto che nasce con l’intenzione di promuovere una differente narrazione sui disturbi alimentari (DCA), andando al di là della visione generalmente comunicata dai media di ragazze adolescenti con disturbi restrittivi, per parlare invece di una patologia psichica complessa, che supera stereotipi di genere, provenienza geografica ed età, che porta a utilizzare il cibo e il peso per controllare e gestire le emozioni.

Per farlo, Animenta punta soprattutto sul digitale: il portale web custodisce tante storie di chi ha affrontato la malattia e ha chiesto aiuto, per condividere testimonianze che possano incoraggiare chi ha bisogno di supporto. I social media, Facebook, Linkedin e in particolare Instagram, sono i canali privilegiati da Animenta, che qui incontra la sua community, composta da più di 37mila followers, per diffondere una corretta informazione, creare occasioni di ascolto e condivisione e raggiungere anche i soggetti più giovani.

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