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Il maestro Noseda torna alla Scala, dirige Berlioz e Dallapiccola

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Recentemente premiato con l’Ambrogino d’oro dal Comune di Milano
Milano, 17 feb. (askanews) – Continua oggi alle ore 20 al Teatro alla Scala con il concerto diretto da Gianandrea Noseda la Stagione della Filarmonica. Premiato con l’Ambrogino d’oro dal Comune di Milano, dopo i trionfi all’estero che lo vedono come italiano molto amato e affermato oltre confine, Noseda apre il programma con i Due pezzi per orchestra di Luigi Dallapiccola, preludio novecentesco al Concerto n. 2 in la maggiore per pianoforte e orchestra di Franz Liszt, interpretato da Francesco Piemontesi che debutta al Teatro alla Scala.
Nella seconda parte del programma Noseda propone una propria selezione di brani orchestrali dalla sinfonia drammatica op. 17 da Roméo et Juliette di Hector Berlioz.
A proposito della sinfonia drammatica op. 17 da Roméo et Juliette di Hector Berlioz, Elisabetta Fava scrive sulle note di sala: “Proprio questa capacita’ di teatralizzare l’orchestra rende possibile al suo Rome´o et Juliette, lavoro ibrido per eccellenza, il miracolo di ripercorrere la vicenda di Shakespeare rendendola palpabile attraverso la sola dimensione uditiva. […] da questa selezione emerge con particolare vivezza la straordinaria inventiva timbrica di Berlioz, il carattere avanzato e atipico della sua scrittura orchestrale, che solo nel Novecento poté trovare eredi. Di Beethoven coglie l’indifferenza al “bel” suono; della modernità anticipa la capacita’ di evocare spazi concreti attraverso il montaggio timbrico e la dislocazione degli strumenti, come fara’ Mahler. Berlioz stesso nella prefazione esalta il ruolo di queste sezioni puramente strumentali: ‘e nelle scene celebri del giardino e del cimitero il dialogo fra gli amanti, gli ‘a parte’ di Giulietta e gli slanci appassionati di Romeo non sono cantati, se infine i duetti d’amore e di disperazione sono affidati all’orchestra, […] e’ perché la concretezza delle parole cantate’ avrebbe necessariamente limitato la sua fantasia; mentre ‘la lingua strumentale [e’] più ricca, più varia, meno condizionata e, per la sua stessa vaghezza, incomparabilmente più potente'”.
Il confronto con il Novecento avviene con i Due pezzi per orchestra, che Luigi Dallapiccola scrisse avendo in mente due dei grandi affreschi realizzati da Piero della Francesca per il ciclo sulla Storia della vera Croce ad Arezzo.
Vero cultore del compositore, Gianandrea Noseda ha dedicato una parte della propria attività discografica alle sue opere e afferma: “La musica di Luigi Dallapiccola è un distillato di gesti sonori chiari e riconoscibili. L’uso della tecnica dodecafonica è al servizio di un’espressività quasi vocale dove l’esigenza di canto è una necessità ineludibile. La forma è al servizio dell’immagine sonora che appare nella sua nettezza e trasparenza anche nei momenti di maggiore concitazione drammatica. Per me Dallapiccola è un creatore di gioielli musicali preziosi”.

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