ROMA – “Se gli Stati Uniti colpiscono le nostre petroliere, verranno a loro volta colpiti”: ha atteso due giorni il presidente del parlamento iraniano Mohammad Ghalibaf per replicare al post su X del segretario della Guerra statunitense, Peter Brian Hegseth. Quest’ultimo sabato aveva scritto: “È semplice: se l’Iran spara alle navi americane, distruggeremo (e affonderemo) le loro petroliere. Tutto ciò che devono fare è non sparare”, sostenendo che “la flotta di petroliere iraniana è indifesa – l’Iran non ha né marina né forza aerea”, un’affermazione con cui ha rilanciato un video condiviso dal Comando centrale americano Centcom che mostra il bombardamento di una petroliera.
Ghalibaf ricalca il tono del messaggio: “È semplice: la catena di produzione di petrolio e gas qui è vasta, accessibile ed esposta. Le compagnie petrolifere e del gas americane attraverso queste acque e impianti condividono quella vulnerabilità. Colpite i nostri asset e verrete colpiti. L’abbiamo già dimostrato. Chiedete alle basi che non sono più operative”. Parole che infiammano i toni proprio mentre il petrolio risale leggermente sui mercati raggiungendo i 97 dollari al barile. Eppure, il fine settimana è stato segnato da una nuova escalation: due le petroliere statunitensi colpite, a cui ne sono seguite tre iraniane, e poi missili iraniani respinti. Nel frattempo, l’Iran – forte di relazioni “stabili e basate su contatti continui” con la Cina – ha annunciato l’intenzione di istituire nei prossimi giorni una “zona vietata” nei pressi dello Stretto di Hormuz. A parlare è stato il capo del Consiglio di Sicurezza iraniano, Mohsen Rezaei: “Qualsiasi nave che vi entrerà sarà inserita nella lista delle sanzioni”.
Figura storica della rivoluzione iraniana e tra i fondatori dei Guardiani della rivoluzione, le parole di Razaei sembrano voler suggerire che i Pasdaran hanno in mano il controllo dello Stretto e non intendono lasciarlo. Anche perché l’annuncio segue l’intesa di un “corridoio temporaneo” raggiunta con l’Oman. D’altronde da mesi Teheran cerca di istituire un meccanismo di controllo in cui coinvolgere il sultanato, che con l’Iran condivide le acque dello Stretto.
L’accordo annunciato nel fine settimana prevede la creazione di un passaggio nelle acque iraniane di Hormuz largo poco più di undici chilometri, ma restano da definire gli aspetti più importanti: le esatte coordinate di sicurezza, l’eventuale meccanismo per la riscossione delle tariffe e della messa al bando di determinate nazionalità.Il viceministro degli Esteri iraniano per gli Affari internazionali Kazem Gharibabadi ha tenuto a chiarire che “Non si tratta di una riapertura completa” di Hormuz e che il governo si aspetta che gli Stati Uniti rispettino il Memorandum di giugno, a partire dalla fine delle sanzioni sul settore energetico iraniano e lo scongelamento dei suoi asset.Contemporaneamente, la Repubblica islamica sostiene di stare lavorando alla de-escalation, come dimostrerebbe la visita a Teheran di funzionari dal Qatar, tra i principali Paesi impegnati per un accordo stabile tra Iran e Stati Uniti: “Anche ieri la delegazione del Qatar si trovava in Iran, nell’ambito degli sforzi in corso per contribuire a ridurre le tensioni. Hanno avuto incontri proficui con il ministro degli Esteri Araghchi”, ha dichiarato il portavoce degli Esteri Ismail Baghaei stamain in conferenza stampa. Quindi, ha denunciato la politica statunitense su Hormuz una “minaccia globale” all’economia e ha rivendicato “il diritto legale dell’Iran di difendersi dal blocco navale e dalla guerra”. Pertanto, ha assicurato che Teheran “farà il miglior uso possibile degli strumenti diplomatici per salvaguardare i propri interessi”.
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