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Israele registrerà i territori della Cisgiordania come “proprietà di Stato”. E no, non potrebbe farlo

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ROMA – Il governo israeliano ha annunciato il varo di un catasto ufficiale per registrare i terreni della Cisgiordania occupata. La decisione, assunta ieri, è un passo inedito perché abolisce le norme giordane in vigore già prima del 1967, che vietavano l’acquisto e la vendita da parte dello Stato di Israele di terreni palestinesi in determinate aree.

L’istituzione del registro del catasto segue un pacchetto di norme approvato la scorsa settimana dal Gabinetto di sicurezza, volto a rafforzare il controllo dello Stato di Israele sui Territori occupati anche attraverso la semplificazione delle procedure per la compravendita fondiaria da parte dei coloni. In questo quadro è stato quindi annunciato lo stanziamento di oltre 65 milioni di euro per i prossimi due anni: un fondo che, se approvato dalla prossima legge di bilancio, punta non solo a sostenere l’istituzione del nuovo catasto ma anche le procedure di insediamento dei coloni.

In questo modo il governo punta a “rivoluzionare gli insediamenti e rafforzare la nostra presa su tutte le parti del nostro territorio”, come ha dichiarato il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, tra i più ferventi sostenitori della teoria biblica secondo cui la “Terra promessa” spetterebbe al popolo ebraico per diritto divino. Una posizione che vede non solo il primato dei diritti degli israeliani su quelli dei palestinesi, ma che inoltre nega l’esistenza di una storia e un’identità palestinese e il conseguente diritto ad autodeterminarsi, istituendo un proprio Stato.

All’ultimo annuncio di Tel Aviv, l’Autorità nazionale palestinese (Anp) ha reagito con parole di condanna, sostenendo che si tratta di “un’annessione di fatto del territorio palestinese occupato e una dichiarazione di avvio di piani di annessione volti a consolidare l’occupazione attraverso attività di insediamento illegali”.

Come riporta l’ong israeliana Peace Now in una nota, la manovra riguarda l’area C della Cisgiordania occupata, dunque più del 50% dell’intera Cisgiordania. “La principale implicazione”, denuncia l’organizzazione, è che il “processo richiederà di dimostrare la proprietà della terra a condizioni che sono quasi impossibili da soddisfare. In caso contrario, il terreno verrà automaticamente registrato a nome dello Stato”.

L’annessione di territori da parte di una potenza occupante è vietata dal diritto internazionale e da diverse risoluzioni Onu, come ha ricordato il segretario generale Antonio Guterres, condannando il provvedimento, attualmente al vaglio del parlamento israeliano e approvato in prima lettura, con cui Tel Aviv vuole affermare la sovranità sui Territori occupati. Guterres ha inoltre ricordato che nuove manovre per annettere territori violano gli Accordi di Oslo, che suddivisero la Cisgiordania in tre aree amministrative (A, B e C).

A partire dall’aggressione di Hamas del 7 ottobre 2023, Israele ha intensificato gli espropri di terreni ai residenti palestinesi con l’uso dell’esercito e approvato la costruzione di migliaia di nuove unità abitative nei Territori occupati. Una politica che gli Stati Uniti, principali alleati di Tel Aviv, continuano a bocciare, almeno formalmente.
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