Tra sacro, mito e leggenda, lo spettacolo di Luciano Melchionna in scena a Castellammare per il 70ennale della nascita dell’artista
Napoli. In occasione del settantennale della nascita di Annibale Ruccello, uno dei più grandi e rimpianti drammaturghi del Novecento, Castellammare di Stabia rende omaggio al suo illustre cittadino con l’allestimento de “Le fiabe di Ruccello“.
Un doppio percorso itinerante, curato dal regista Luciano Melchionna su testi adattati da Monica Citarella, realizzato nell’ambito del Festival “Racconti per Ricominciare”.
In due chiese di via Gesù nel centro antico stabiese, i testi di Ruccello prendono vita attraverso le interpretazioni di quattro attori: Ingrid Sansone, Pako Ioffredo, Irene Isolani e Renato Bisogni (nella foto Fiabe di Ruccello: da sx Renato Bisogni, Irene Isolani, Luciano Melchionna, Ingrid Sansone, Pako Ioffredo – ph. Anna Abet).
A loro è affidato il compito di restituire al pubblico storie dal sapore antico, suggestive istantanee di quel brulichio persistente che Ruccello aveva saputo scorgere tra l’ombra dei vicoli, i porosi palazzi di tufo e il mistero struggente delle chiese di Castellammare, trasformandole poi in matrici costanti di gran parte della sua produzione teatrale e letteraria.
Il percorso guida il pubblico in due segmenti distinti, seppure idealmente collegati, ospitati in due splendidi scrigni sacri di via Gesù. Si comincia dalla Chiesa di Gesù e Maria, un piccolo gioiello d’arte barocca, con la prima parte che l’autrice dell’adattamento teatrale intitola “Mamme, Madonne e poveri figli”.
Qui Ingrid Sansone e Pako Ioffredo seguono la regia attenta ed efficace di Luciano Melchionna, abitando lo spazio sacro nella sua interezza e utilizzandone le strutture originarie in un dialogo costante che coinvolge e avvolge il pubblico, presente numeroso alla prima.
Dai transetti laterali ai confessionali, dal retro dell’altare maggiore al pulpito – muovendosi tra il maestoso dipinto della Madonna del Soccorso di Luca Giordano e il grande affresco della Gloria di Cristo di Vincenzo Galloppi – i due interpreti danno forma a racconti di madri e figlie.
Sono i riflessi di quel “matriarcato napoletano” più volte riscontrabile nelle opere del drammaturgo, tragicamente scomparso nel 1986 a soli trent’anni. Dalla fiaba di Catarinella (tratta da “Mamma”) a quelle della Mamma Cusetora e della Fanciulla rubata dal sole, la scena restituisce figure materne, vive o morte, pronte a salvare le figlie dal male o a custodirne la magica trasformazione, specchio di un eterno ciclo di vita, morte e rinascita.
Al termine, tra gli applausi, gli attori invitano gli spettatori a seguire le guide di Vesuvioteatro nel percorso cittadino che, a pochi metri di distanza, conduce alla seconda tappa: la Chiesa del Purgatorio. Questo affascinante luogo misterico, ricordato dallo stesso Ruccello nel saggio “Il sole e la maschera” (1978, Guida Editore), fa da sfondo alle performance di Irene Isolani e Renato Bisogni.
I due attori portano in scena i racconti ribattezzati “fiabe dell’Aldilà e l’aldiquà”, tutti tratti da “L’osteria del melograno”, spettacolo dedicato alle fiabe della tradizione campana scritto da Ruccello insieme al sodale Lello Guida tra il 1976 e il 1977. Tra i racconti, a tratti esilaranti, spicca la “messa dei morti”, che in seguito confluirà nella scrittura di “Ferdinando”, capolavoro ruccelliano del 1984.
Un gioco teatrale convincente e denso trova nel napoletano, lingua materna e viscerale, il medium ideale per raggiungere la “materialità del corpo”, evidente nel delizioso divertissement “Lo cunto dei piriti” e nelle fiabe della jatta cummarella, di Sciocà e del mondo alla rovescia.
Lo spettacolo, prodotto da TeatroNovanta-Gruppo Le Muse con il sostegno della Città di Castellammare di Stabia, replicherà ancora venerdì 29 e sabato 30 maggio (alle ore 18.45) nell’ambito di “Racconti per ricominciare”, il green festival diffuso e itinerante ideato e realizzato da Vesuvioteatro, con la direzione artistica di Claudio Di Palma e la consulenza di Giulio Baffi.




