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Referendum sull’Autonomia Differenziata: via libera della Cassazione, ora la parola passa alla Consulta

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ROMA – La Cassazione ha confermato la legittimità del quesito referendario per l’abrogazione totale della legge Calderoli sull’Autonomia Differenziata.

Con una decisione articolata in 28 pagine, firmata dalla presidente Rosa Maria Di Virgilio, l’Ufficio centrale per il referendum ha ribadito che, nonostante le modifiche apportate dalla Corte Costituzionale, la legge è ancora valida e può essere sottoposta a una consultazione popolare.

L’ULTIMO PASSAGGIO: LA CONSULTA

Ora il dossier torna alla Corte Costituzionale, che entro il 20 gennaio dovrà pronunciarsi sull’ammissibilità del referendum. Il punto chiave sarà valutare se il legame tra l’Autonomia Differenziata e la legge di bilancio, fortemente contestato dai promotori del referendum, rappresenti un ostacolo per la consultazione popolare. I sostenitori del quesito considerano tale collegamento puramente strumentale, citando la dichiarata “invarianza finanziaria” della legge Calderoli.

LE CRITICHE DELLA CORTE COSTITUZIONALE

La sentenza della Consulta del 14 novembre scorso aveva già sollevato molte questioni. Pur dichiarando la legge sull’Autonomia Differenziata conforme ai principi costituzionali, la Corte aveva evidenziato sette profili di illegittimità, tra cui i Livelli Essenziali di Prestazioni (LEP) e le aliquote sui tributi. Alcune norme sono state invece salvate, ma con riserve, subordinandone la validità a una “lettura costituzionalmente orientata”.

La Corte aveva inoltre accolto parzialmente i ricorsi presentati da quattro regioni a guida centrosinistra (Campania, Puglia, Sardegna e Toscana), che avevano impugnato la legge. Le osservazioni hanno spinto la Consulta a invitare il Parlamento a correggere le lacune emerse dal testo normativo.

I NODI IRRISOLTI

Tra i temi più critici resta quello della sanità. La Corte ha ribadito che il trasferimento di competenze alle Regioni deve rispettare il principio di sussidiarietà e giustificarsi in base alle esigenze specifiche di ciascun territorio. Non è possibile, infatti, delegare “materie o ambiti di materie”, ma solo funzioni ben definite.

Un altro punto di frizione riguarda le competenze con forte impatto europeo, come la politica commerciale, la tutela dell’ambiente, l’energia, le grandi reti di trasporto e le norme generali sull’istruzione. La Corte ha chiarito che queste aree, per la loro natura unitaria, difficilmente possono essere trasferite alle Regioni senza compromettere l’equilibrio generale.
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