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Sudan, Laaroussi (Msf): “Il Darfur è la punta dell’iceberg, l’Onu ci aiuti”

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ROMA – “Msf ha contato in Darfur 732 sopravvissuti a violenze sessuali solo tra dicembre 2025 e gennaio 2026, un numero altissimo, ma sappiamo che è solo la punta dell’iceberg: il Sudan è un buco nero. Mancano i dati e manca la possibilità di raccoglierli perché abbiamo limitazioni estreme a raggiungere le comunità e fargli sapere che possono contare sui nostri servizi di cura e sostegno”. Myriam Laaroussi è ex responsabile Msf per l’emergenza in Darfur ed è tra le relatrici della conferenza stampa di presentazione dell’ultimo report di Medici senza frontiere in Sudan dal titolo ‘C’è qualcosa che voglio dirti…: Sopravvivere alla crisi della violenza sessuale nel Darfur’. Le violenze sessuali sono diventate sistematiche e secondo Laaroussi “avvengono ovunque”. Il report si concentra su alcune aree del Darfur settentrionale e meridionale ma “abbiamo estrema difficoltà a raggiungere il resto del Paese”, avverte. Il Sudan, tra i più grandi paesi d’Africa, con una superficie pari a quella di Italia, Germania, Francia e Spagna messe insieme, “sta usando le donne come arma di guerra. E’ ora di dire basta” è l’appello dell’operatrice di Msf.

LAAROUSSI: “SERVONO LE AGENZIE DELLE NAZIONI UNITE SUL CAMPO”

“Chiediamo- continua- pieno accesso al territorio del Darfur e del Sudan. Questo report mostra numeri molto alti ma sono solo la punta dell’iceberg. La comunità internazionale deve alzare la voce e intervenire per fermare le violenze”. Inoltre, “servono le agenzie delle Nazioni Unite sul campo per testimoniare, mettere a disposizione le loro capacità e lavorare con noi”. Sollecitata dai giornalisti sul punto, Larooussi chiarisce: “L’Onu è in Sudan ma non nel modo in cui dovrebbe. Servirebbe una presenza più forte, specialmente nel Darfur. Non sono abbastanza vicini alla linea del fronte e non stanno supportando abbastanza le comunità”. Infine, l’operatrice invoca “un meccanismo affinché queste violenze non accadano più. Noi ci siamo preparati- spiega- sapevamo che sarebbe successo perché già era accaduto in passato. E come immaginavamo, nessuno sarebbe intervenuto per proteggere e supportare queste donne. Ma tutto questo ora può cambiare”.

A pochi giorni dal quarto anniversario dallo scoppio della guerra tra l’esercito nazionale e i paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf), l’operatrice di Msf evidenzia che “non solo in Darfur, ma in tutto il Sudan le infrastrutture mediche e idriche sono state distrutte. I civili vengono uccisi ogni giorno dai droni, si contano 14 milioni di sfollati, di cui 9 milioni interni e 5 milioni fuggiti nei Paesi vicini”.
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